Diagnosi e cura delle vertigini
Vertigini e perdita d’udito: capire i sintomi e trovare la causa
Poche esperienze sono destabilizzanti quanto sentire il pavimento che si sottrae, il soffitto che ruota o scoprire all’improvviso di non sentire più da un orecchio. Quando questi episodi si ripetono, condizionano ogni aspetto della giornata: la guida, il lavoro, perfino una semplice passeggiata diventano fonte di insicurezza.
So bene quanto possano essere frustranti, perché mi confronto quotidianamente con pazienti che arrivano nel mio studio con questa stessa sensazione di smarrimento.
Come responsabile delle Unità di Otorinolaringoiatria degli Ospedali di Penne e Popoli e nei miei studi privati a Pescara e Napoli, il primo passo è sempre ascoltare con attenzione la tua storia: quando sono comparsi i disturbi, come si manifestano, quanto durano, che cosa li peggiora. Da lì parte il percorso diagnostico — mirato, senza esami inutili — e si arriva a un piano terapeutico costruito sulle tue reali necessità.
Ti seguo in prima persona dalla prima visita ambulatoriale fino alla conclusione del percorso, compresa l’eventuale fase ospedaliera. Un unico interlocutore medico, nessun rimbalzo tra specialisti diversi, nessuna informazione contraddittoria.
Patologie più comuni
Dietro un episodio di vertigine o un calo dell’udito possono nascondersi condizioni molto diverse tra loro, ciascuna con un meccanismo specifico e un trattamento dedicato. Riconoscerle correttamente è il primo passo per uscirne.
VPPB
La Vertigine Parossistica Posizionale Benigna è la forma più diffusa. Tutto nasce da minuscoli aggregati di cristalli di carbonato di calcio, chiamati otoliti, che si distaccano dalla loro sede naturale nell’orecchio interno e finiscono all’interno dei canali semicircolari, le strutture che registrano i movimenti della testa. Basta un gesto banale, come girarsi nel letto, chinarsi per raccogliere qualcosa, reclinare la testa dal parrucchiere, per scatenare una vertigine rotatoria breve ma molto intensa, quasi sempre accompagnata da nausea. La diagnosi si ottiene con test posizionali rapidi e il trattamento consiste in manovre liberatorie specifiche che, nella maggior parte dei casi, risolvono il problema già in una o due sedute ambulatoriali.
Neurite vestibolare
La neurite vestibolare colpisce in modo improvviso: ci si sveglia una mattina con una vertigine violenta e continua che non passa cambiando posizione, accompagnata da nausea intensa, vomito e difficoltà a restare in piedi. Il responsabile è un’infiammazione acuta del nervo vestibolare, quasi sempre su base virale. A differenza della VPPB, qui la vertigine non dura pochi secondi ma persiste per giorni, con un miglioramento graduale. Superata la fase più critica, che gestisco con una terapia farmacologica mirata, il lavoro prosegue con la riabilitazione vestibolare: un programma di esercizi pensati per aiutare il cervello a compensare il deficit e a ripristinare una stabilità affidabile.
Malattia di Ménière
La Ménière è una condizione cronica dell’orecchio interno che si manifesta con crisi ricorrenti: vertigine rotatoria che può durare da venti minuti a diverse ore, udito che cala e poi risale tra un episodio e l’altro, acufeni (fischi, ronzii) e una caratteristica sensazione di pressione dentro l’orecchio, come se fosse tappato. Con il passare del tempo, senza una gestione adeguata, l’udito può deteriorarsi progressivamente. Approfondisco questa condizione nelle sezioni dedicate più avanti in questa pagina.
Sordità improvvisa
Una mattina ti svegli e un orecchio sembra ovattato, i suoni arrivano distorti o attutiti, magari con un ronzio che prima non c’era. La sordità improvvisa è una perdita uditiva neurosensoriale che si sviluppa nell’arco di poche ore, al massimo qualche giorno, e costituisce una vera emergenza otorinolaringoiatrica. Il fattore tempo è determinante: prima si interviene, maggiori sono le chance di recupero. Se noti un calo uditivo rapido, anche monolaterale, contattami senza aspettare.
Disturbi della masticazione (DCM)
Non è raro che problemi dell’articolazione temporo-mandibolare, ovvero quella che collega la mandibola al cranio, proprio davanti all’orecchio, producano sintomi facilmente confondibili con una patologia dell’orecchio: senso di instabilità, acufene, pienezza auricolare, talvolta anche dolore. Saper riconoscere questa componente è fondamentale per evitare percorsi diagnostici fuorvianti. Quando il sospetto è concreto, lavoro a stretto contatto con lo gnatologo per impostare un trattamento coordinato.
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Come diagnostico vertigini e perdita d’udito
La diagnosi parte sempre dalla raccolta attenta della storia clinica. Ogni dettaglio aiuta: la durata degli episodi, le circostanze in cui compaiono, i sintomi che li accompagnano. Già dall’ascolto delle tue parole posso orientarmi verso le ipotesi più probabili e decidere quali esami eseguire per confermarle o escluderle.
Quando la vertigine si scatena con i movimenti del capo, la prima ipotesi è una VPPB: la verifico con test posizionali specifici, come la manovra di Dix–Hallpike, che mi permettono di individuare quale canale semicircolare è coinvolto e di procedere immediatamente con la manovra liberatoria più indicata.
Per valutare in modo oggettivo la funzionalità del sistema vestibolare utilizzo l’elettronistagmografia, un esame che registra i movimenti involontari degli occhi (nistagmo) e mi consente di capire se il problema risiede nell’orecchio interno, nel nervo vestibolare o in strutture più centrali. È un’indagine non invasiva ma estremamente informativa, che rappresenta spesso il punto di svolta nella definizione diagnostica.
Potenziali Evocati Vestibolari (VEMPs)
I VEMPs sono test elettrofisiologici che valutano la risposta di due organi dell’orecchio interno, l’utricolo e il sacculo, a stimoli sonori o vibrazionali. In pratica, invio uno stimolo acustico e registro la contrazione riflessa di specifici muscoli del collo o dei muscoli periorbitari. Tutto ciò mi permette di capire se le strutture otolitiche funzionano correttamente e se esiste un’asimmetria tra i due lati, dato fondamentale per distinguere tra le diverse cause di vertigine e instabilità.
Potenziali Evocati Uditivi (ABR)
L’ABR (Auditory Brainstem Response) è un esame che misura l’attività elettrica generata dal nervo acustico e dalle prime stazioni uditive del tronco encefalico in risposta a stimoli sonori. È uno strumento diagnostico fondamentale in due situazioni: quando sospetto una lesione lungo le vie nervose dell’udito e quando ho bisogno di una valutazione oggettiva della soglia uditiva, indipendente dalla collaborazione del paziente. Lo eseguo in ambulatorio, è completamente indolore e dura circa trenta minuti.
Audiometria
L’esame audiometrico mi permette di misurare con precisione la capacità uditiva di ciascun orecchio, identificando sia il grado sia il tipo di perdita. Diventa indispensabile quando il quadro clinico fa pensare a una sordità improvvisa o quando l’udito oscilla nel tempo, cala durante le crisi e recupera parzialmente nelle fasi di benessere, scenario tipico della Malattia di Ménière. Documentare queste variazioni nel tempo è essenziale per confermare la diagnosi e per monitorare l’efficacia delle terapie.
Malattia di Ménière: riconoscerla, gestirla, tornare a vivere
La Malattia di Ménière merita un discorso a parte perché è una delle condizioni che genera più ansia e incertezza nei pazienti. Le crisi possono arrivare senza preavviso, durare ore e lasciare un senso di prostrazione che si trascina per giorni. L’udito che va e viene, il ronzio che non dà tregua, la paura di non sapere quando arriverà il prossimo attacco: tutto questo incide profondamente sulla qualità della vita.
Il meccanismo alla base è un accumulo anomalo di liquido (endolinfa) nell’orecchio interno, che altera il funzionamento sia delle cellule dell’udito sia di quelle dell’equilibrio. Non se ne conoscono ancora tutte le cause, ma sappiamo che un inquadramento specialistico accurato e un piano di gestione strutturato possono cambiare radicalmente la convivenza con questa malattia.
Come si diagnostica la Malattia di Ménière?
La diagnosi si costruisce nel tempo, incrociando dati clinici e strumentali. Alla base c’è la tua storia: la combinazione di vertigine rotatoria ricorrente, calo uditivo fluttuante sulle frequenze gravi, acufene e pienezza auricolare delinea un profilo molto suggestivo. L’audiometria mi permette di documentare l’ipoacusia e di seguirne le variazioni tra una crisi e l’altra. Integro con test vestibolari mirati per escludere altre condizioni che possono presentarsi con sintomi simili, come un neurinoma dell’acustico o una forma atipica di emicrania vestibolare, e, quando il quadro lo richiede, prescrivo approfondimenti radiologici. Ti spiego sempre il significato di ogni esame e il motivo per cui lo ritengo necessario.
Come gestire una crisi di Ménière
Durante l’attacco l’obiettivo è contenere la vertigine e la nausea nel modo più rapido possibile. Utilizzo farmaci vestibolosoppressori e antiemetici, scelti in base all’intensità dei sintomi, e ti fornisco indicazioni precise su come gestire l’episodio anche a casa: posizione più confortevole, idratazione, ambiente tranquillo. È importante che tu sappia cosa fare prima che la crisi arrivi, in modo da non trovarti impreparato.
Quali terapie o cure esistono per la Malattia di Ménière?
Il trattamento della Ménière non si esaurisce nella gestione del singolo episodio. L’obiettivo più importante è ridurre la frequenza e la severità delle crisi nel tempo, proteggendo l’udito residuo e migliorando la tua sicurezza nella vita quotidiana.
Misure conservative e terapia di fondo: parto da qui nella grande maggioranza dei casi. Lavoriamo insieme su aspetti come l’apporto di sodio, l’equilibrio idrico, la gestione dello stress e l’eventuale terapia diuretica o medica ragionata. Per molti pazienti questi accorgimenti, apparentemente semplici, fanno già una differenza concreta.
Trattamenti intratimpanici: quando le crisi restano frequenti e invalidanti nonostante la terapia di fondo, posso valutare iniezioni mirate attraverso la membrana timpanica. Si tratta di procedure ambulatoriali che agiscono direttamente sull’orecchio interno, con l’obiettivo di ridurre le crisi vertiginose preservando il più possibile la funzione uditiva.
Riabilitazione vestibolare: nei periodi tra una crisi e l’altra, se persiste instabilità residua, propongo un programma di esercizi personalizzati per riallenare il sistema dell’equilibrio. Programmo controlli periodici e adatto la strategia terapeutica all’evoluzione clinica.
Il mio approccio per la Sindrome di Ménière
Credo che la gestione della Ménière richieda, prima di tutto, tempo e pazienza. Non esiste una pillola che faccia scomparire la malattia, ma esiste un modo intelligente di conviverci: conoscere i propri fattori scatenanti, avere un piano terapeutico flessibile che si adatta alle diverse fasi della malattia e poter contare su un medico che conosce la tua storia e sa quando cambiare strategia.
Nel mio studio dedico a ogni paziente con Ménière il tempo necessario per spiegare cosa sta succedendo, quali sono le opzioni disponibili e cosa aspettarsi realisticamente. Non prometto risultati miracolosi, ma posso garantirti un percorso serio, basato sull’evidenza scientifica e sulla mia esperienza clinica, con l’obiettivo concreto di restituirti la maggiore autonomia possibile nella vita di tutti i giorni.
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Cura delle vertigini: approccio innovativo al trattamento della Ménière
La ricerca scientifica sulla Ménière continua a fare passi avanti, e il mio impegno è restare aggiornato sulle evidenze più recenti per offrire ai pazienti ogni opzione che abbia dimostrato efficacia e sicurezza. Questo significa integrare le terapie consolidate con approcci più recenti quando il quadro clinico lo giustifica, senza inseguire mode ma scegliendo sempre sulla base di dati concreti.
La personalizzazione è il cuore di tutto: la Ménière non si comporta allo stesso modo in tutti i pazienti e non esiste un protocollo unico che funzioni per tutti. Per questo costruisco il piano terapeutico attorno alla tua situazione specifica, tenendo conto della frequenza delle crisi, del grado di perdita uditiva, dell’impatto sulla tua vita lavorativa e sociale e della tua risposta ai trattamenti precedenti. Il percorso viene rivalutato e aggiornato nel tempo, attraverso controlli programmati che mi permettono di misurare i progressi e di correggere la rotta quando necessario.
Chi sono
Sono il Dott. Francesco Berni Canani, Specialista in Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale. Svolgo la mia attività professionale tra Pescara e Napoli, ricevendo privatamente in entrambe le sedi. In ambito ospedaliero dirigo l’Unità ORL degli Ospedali di Penne e Popoli, dove eseguo personalmente gli interventi chirurgici in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale. Dal primo consulto al follow-up, il paziente ha un unico medico di riferimento: ciò garantisce continuità, coerenza e la massima fiducia in ogni fase del percorso di cura.
Domande frequenti (FAQ) sui disturbi da vertigini
Che cosa sono le vertigini?
La vertigine è la percezione illusoria di un movimento che in realtà non sta avvenendo: senti l’ambiente che ruota intorno a te, oppure hai la sensazione che sia il tuo corpo a oscillare. È diversa dal semplice giramento di testa o dalla sensazione di svenimento: nella vertigine vera il disturbo coinvolge il sistema dell’equilibrio, un circuito complesso che comprende l’orecchio interno, il nervo vestibolare e aree specifiche del cervello. A seconda della causa, un episodio può durare da pochi secondi a diverse ore ed è quasi sempre accompagnato da nausea, sudorazione e difficoltà a stare in piedi.
Le vertigini sono sempre causate dall’orecchio?
Non sempre, ma nella maggioranza dei casi sì. Le forme più comuni, VPPB, neurite vestibolare, Malattia di Ménière, originano dall’orecchio interno o dal nervo vestibolare e vengono definite periferiche. Esistono però anche vertigini di origine centrale, legate a problematiche del cervelletto o del tronco encefalico, che richiedono un approccio diagnostico diverso. L’esame clinico, insieme alle indagini strumentali che eseguo in studio, serve proprio a distinguere tra queste due grandi categorie e a orientare il percorso terapeutico nella direzione giusta.
Qual è la causa più frequente di vertigine?
La VPPB, senza dubbio. Rappresenta circa un terzo di tutte le vertigini che arrivano all’osservazione dello specialista. È provocata dallo spostamento di piccoli cristalli all’interno dei canali semicircolari e si riconosce perché la vertigine dura pochi secondi, è rotatoria e si scatena con movimenti specifici della testa. La buona notizia è che si tratta anche della forma più semplice da trattare: le manovre liberatorie eseguite in ambulatorio hanno un tasso di successo molto elevato.
Che cos’è la VPPB?
VPPB sta per Vertigine Parossistica Posizionale Benigna. “Parossistica” perché insorge all’improvviso, “posizionale” perché è scatenata da specifici cambiamenti di posizione della testa, “benigna” perché non è legata a condizioni pericolose. Il meccanismo è semplice: degli aggregati microscopici di carbonato di calcio si spostano nei canali semicircolari e, a ogni movimento del capo, inviano al cervello un segnale di rotazione che non corrisponde alla realtà. Il risultato è una vertigine breve ma molto intensa. La diagnosi si basa su test posizionali eseguiti in studio e il trattamento consiste in manovre specifiche che riposizionano i cristalli nella loro sede naturale.
Che cos’è la neurite vestibolare?
Si tratta di un’infiammazione del nervo che trasporta le informazioni sull’equilibrio dall’orecchio interno al cervello. L’esordio è drammatico: vertigine violenta, continua, con nausea importante e marcata difficoltà a stare in piedi, che può persistere per giorni. La causa più probabile è virale. A differenza della VPPB, qui la vertigine non dipende dalla posizione della testa e dura molto più a lungo. Il recupero avviene gradualmente e viene accelerato in modo significativo dalla riabilitazione vestibolare, un percorso di esercizi calibrati che stimolano il cervello a compensare il deficit del nervo danneggiato.
Quali sintomi può dare la Malattia di Ménière?
La triade classica comprende attacchi di vertigine rotatoria (da venti minuti a diverse ore), ipoacusia fluttuante sulle frequenze gravi e acufene, a cui si aggiunge la sensazione caratteristica di pienezza o pressione nell’orecchio colpito. Tra un attacco e l’altro l’udito può tornare quasi normale nelle fasi iniziali della malattia, ma con il tempo le fluttuazioni tendono a stabilizzarsi su livelli progressivamente più bassi. La spossatezza dopo una crisi può durare anche uno o due giorni.
La sordità improvvisa può essere collegata alle vertigini?
Assolutamente sì. Le strutture dell’udito e dell’equilibrio sono vicine di casa: condividono la stessa sede anatomica nell’orecchio interno e ricevono sangue dagli stessi vasi. Per questo una sofferenza che colpisce la coclea (udito) può facilmente coinvolgere anche il labirinto (equilibrio), e viceversa. La compresenza di sordità improvvisa e vertigine è un dato clinico molto rilevante che mi aiuta a restringere le ipotesi diagnostiche e può orientare la scelta terapeutica.
Quando è opportuno rivolgersi allo specialista?
Ogni volta che la vertigine si ripresenta, quando la sensazione di instabilità non si risolve spontaneamente nel giro di qualche giorno, quando avverti un calo uditivo anche lieve o un acufene persistente. In particolare, di fronte a una perdita uditiva improvvisa non aspettare nemmeno un giorno: intervenire entro le prime 24–48 ore fa una differenza concreta sulle possibilità di recupero.
Le vertigini si possono curare?
Nella stragrande maggioranza dei casi si può fare moltissimo: risolvere il problema quando la causa è trattabile (come nella VPPB), ridurre drasticamente la frequenza e l’intensità degli episodi (come nella Ménière), oppure accelerare il recupero della stabilità con percorsi riabilitativi mirati. Anche nelle situazioni più complesse, in cui la vertigine non scompare del tutto, esistono strategie per contenere l’impatto sulla vita quotidiana e restituirti la maggiore autonomia possibile.
Posso guidare se ho le vertigini?
Durante un episodio acuto, no: la vertigine altera la percezione dello spazio e dei movimenti, rendendo la guida oggettivamente pericolosa. Nei periodi di intervallo la risposta dipende dalla frequenza e dalla prevedibilità delle crisi: se gli attacchi sono rari e ben controllati, la guida è generalmente possibile; se sono frequenti o imprevedibili, la prudenza impone di attendere una stabilizzazione. Ne parliamo insieme durante la visita, valutando caso per caso.
Le vertigini possono tornare?
Dipende dalla causa. La VPPB ha un tasso di recidiva non trascurabile: i cristalli possono spostarsi di nuovo nel tempo, ma la manovra liberatoria resta efficace anche negli episodi successivi. La Malattia di Ménière è per sua natura una condizione a crisi ricorrenti, ma un piano terapeutico ben calibrato può distanziare gli attacchi e renderli meno severi. Per la neurite vestibolare, invece, la recidiva è rara. In ogni caso, conoscere la propria diagnosi permette di adottare misure preventive efficaci e di sapere esattamente come comportarsi se i sintomi si ripresentano.
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Dr Francesco Berni Canani
Otorinolaringoiatra
e Chirurgo Cervico-Facciale
Studio di Pescara
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