Quando intervenire nei casi di sordità nel bambino?

Ai test di screening uditivi neonatali attualmente utilizzati possono sfuggire i bambini che presentano forme di ipoacusia progressiva o a insorgenza tardiva, come anche le neuropatie uditive. Stime eseguite in alcuni Paesi europei suggeriscono che la percentuale di ipoacusie che si sviluppano dopo il periodo neonatale, e che non possono pertanto essere identificate con il test di screening, possa rappresentare fino al 20-25% del totale.

È consigliabile che i bambini che hanno sviluppato una delle condizioni riportate nella Tabella 1 siano visitati da uno Specialista in Otorinolaringoiatria pediatrica, per una valutazione accurata.

Ai test di screening uditivi neonatali attualmente utilizzati possono sfuggire i bambini che presentano forme di ipoacusia progressiva o a insorgenza tardiva, come anche le neuropatie uditive. Stime eseguite in alcuni Paesi europei suggeriscono che la percentuale di ipoacusie che si sviluppano dopo il periodo neonatale, e che non possono pertanto essere identificate con il test di screening, possa rappresentare fino al 20-25% del totale.

È consigliabile che i bambini che hanno sviluppato una delle condizioni riportate nella Tabella 1 siano visitati da uno Specialista in Otorinolaringoiatria pediatrica, per una valutazione accurata.

Tabella 1 sordità nel bambino: fattori di rischio per ipoacusia ad esordio tardivo che possono presentarsi nel periodo post-natale

  1. Infezioni post-natali associate con ipoacusia neurosensoriale, incluse la meningite batterica e virale (soprattutto da herpes virus e varicella).
  2. Traumi cranici, soprattutto fratture a carico del basi cranio e dell’osso temporale che richiedono ricovero in ospedale.
  3. Otite media essudativa (OME) ricorrente o persistente per più di 3 mesi.
  4. Terapia con farmaci ototossici (soprattutto chemioterapici amino glicosidici).
  5. Preoccupazione degli educatori riguardo l’udito, la percezione verbale, lo sviluppo del linguaggio o ritardi di sviluppo psicomotorio

Le forme postnatali ad esordio tardivo rappresentano il 20-25% delle sordità bilaterali del bambino. Dai dati presenti negli studi scientifici si evidenzia che in alcuni di questi soggetti (26%) con sordità postnatale non è possibile evidenziare fattori di rischio e in altri casi il peggioramento della funzione uditiva si può verificare anche dopo i tre anni.

Il monitoraggio dei soli bambini a rischio non è pertanto sufficiente. Quindi, indipendentemente dal risultato negativo dello screening audiologico neonatale, tutti i programmi per la tutela della salute infantile, nei primi anni di vita, devono prevedere un attento controllo dell’acquisizione del linguaggio nel bambino, evidenziando precocemente una possibile diminuzione dell’udito.

Come può manifestarsi la sordità nel bambino?

A volte la mancanza di una risposta viene attribuita alla disattenzione. I sintomi più diffusi sono rappresentati dalla incapacità di rispondere a stimoli sonori non presenti nel suo raggio visivo, la presenza di uno sguardo sorpreso o spaventato quando si accorge di essere stato chiamato per nome, utilizzo di espressioni come “eh?” oppure “come?”, una eccessiva attenzione al viso di colui che parla, eccessiva vicinanza alla televisione con un volume normale oppure un utilizzo eccessivo del volume senza motivi apparenti, scarsa reazione o nulla difronte a rumori forti. Il sintomo più importante però rimane uno solo, un ritardo nello sviluppo del linguaggio.

I genitori sono la prima linea di sorveglianza, per questa ragione deve essere utilizzata ogni opportunità per fornire loro informazioni chiare e comprensibili sull’acquisizione delle varie tappe del linguaggio e sulla funzionalità dell’apparato uditivo nel bambino, anche attraverso la somministrazione di un apposito questionario sull’udito, in funzione delle varie età del bambino, in occasione dei controlli di salute. I pediatri di famiglia, gli operatori sanitari di area pediatrica e gli insegnanti devono pertanto essere fortemente impegnati nei programmi di sorveglianza audiologica.

Durante i bilanci di salute deve essere sempre ricercato un eventuale ritardo nelle tappe di sviluppo dell’apparato uditivo e del linguaggio.

Si raccomanda di effettuare le indagini audiologiche anche ogni volta che si pone un sospetto di Ritardo Semplice del Linguaggio o di Disturbo Specifico del Linguaggio o dell’Apprendimento, ogni volta che un bambino non raggiunge le seguenti fasi:

  • Prime parole entro i 2 anni
  • Frase bitermine entro i tre anni
  • Intelligibilità della produzione verbale > 75% entro i 4 anni

Le tappe dello sviluppo uditivo e del linguaggio sono riportate nella Tabella 2.

Tabella 2: Le tappe dello sviluppo uditivo e del linguaggio

  • Dalla nascita a 3 mesi: sobbalza in caso di suoni forti. Si sveglia ai suoni (rumori). Ammicca o spalanca gli occhi in risposta ai suoni (riflesso).
  • Dai 3 ai 4 mesi: si calma sentendo la voce della mamma. Smette di giocare sentendo nuovi suoni. Cerca la fonte di nuovi suoni che sono fuori dalla sua visuale.
  • Dai 6 ai 9 mesi: si diverte con giochi musicali. Emette suoni con inflessione. Dice “mamma”.
  • Dai 12 ai 15 mesi: risponde al suo nome. Sa riconoscere il “no”. Esegue ordini semplici. Usa in modo espressivo un vocabolario di 3-5 parole. Imita alcuni suoni.
  • Dai 18 ai 24 mesi: sa indicare le parti del corpo. Usa in modo espressivo frasi di 2 parole (con vocabolario di 20-50 parole). Il 50% del linguaggio è comprensibile da un estraneo.
  • Dai tre ai cinque anni: il bambino utilizza il linguaggio per esprimersi in maniera più completa, esprime desideri, pone domande e raccoglie informazioni. In età prescolare dovrebbe capire quasi tutto quello che gli viene detto ed avere un vocabolario di 1000-2000 parole ed è in grado di collegarle fra loro per formare frasi di senso compiuto

Queste fasi sono semplici e molte empiriche per la maggior parte dei bambini, ma se un bambino presenta un ritardo superiore ai 2-3 mesi rispetto ai gruppi di età citati, potrebbe indicare un qualche problema uditivo o un ritardo nello sviluppo del linguaggio.

Cosa fare e a chi rivolgersi per un accertamento?

Nessun bambino è troppo piccolo per essere sottoposto ad una valutazione audiologica perchè la tecnologia moderna consente anche ai neonati di controllare l’udito.

Ma come facciamo a a valutare tutto questo?

Esistono degli esami specifici come:

  • Test audiometria comportamentale, si richiede al bambino di rispondere in un modo qualsiasi a dei suoni molto deboli. Per i più grandicelli il test può essere fatto anche come gioco, mentre per i neonati il test di verifica migliore è quello in cui rispondono agli stimoli acustici girando la testa verso la sorgente sonora.
  • Potenziali evocati uditivi, per i neonati o bambini piccoli che non possono essere sottoposti con una metodologia attendibile ai test comportamentali, si utilizza un test come abr per determinare il funzionamento del percorso uditivo al livello del tronco encefalico.
  • Otoemissioni acustiche (OAE), questo è l’unico test che ci permette di verificare se la coclea funziona oppure no. Vengono inviati dei suoni all’orecchio del bimbo e un microfono registra le risposte.
  • Timpanometria e studio dei riflessi stapediali, questo esame determina la qualità del funzionamento del timpano e dell’orecchio medio.

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